Salendo da Rimini, si giunge quale primo punto
d'approdo alla centrale
Piazza Malatesta,
su cui si affacciano un bel palazzo sede del municipio,
che ha rimpiazzato nel 1895 parte di quello più antico
detto "Ripa", andato
distrutto, e il settecentesco
palazzo Giungi ora Morolli,
e il
neoclassico palazzo Bedetti.
Percorrendo l'antica via Patarina,
sul retro del municipio, si sale verso la
Rocca.
Prima si nota la torre civica del 600, proseguendo
si giunge al piazzale
prospiciente la Rocca del Sasso.
Più ravvicinato l'insediamento di Villa Verucchio,
e ai piedi del colle sulla via Nazionale Marecchiese
l'antica
Pieve del 994. Della Rocca, ci colpiscono
prima il bel Torrioncino, dove è
visibile l'uscita di
emergenza (di cui sono percorribili i corridoi ed i
cunicoli interni), poi la grande porta ogivale in pietra
squadrata, incassata
nel muro che anticamente
guardava a picco sul dirupo. Oltrepassato il cancello
del grande cortile, si innalza un torrione, definito negli
antichi documenti "la
guardiola", dove nel '700 è stato
installato il complesso meccanismo, ancora
funzionante,
di un grosso orologio a doppia campana.
Dal cortile si può ammirare
l'intero borgo delimitato
dal giro delle mura ampliate da Sigismondo Pandolfo
Malatesta, che vi aprì, oltre alle due già esistenti,
altre due porte, di cui
quella di Sant'Agostino è ancora visibile.
Nel 1442-49, come attestano le due
lapidi,
una inserita nelle mura del vestibolo all'interno
della Rocca e l'altra
in basso all'esterno del bastione orientale,
Sigismondo intervenne anche sulla
Rocca.
Altri restauri ed abbellimenti della struttura sono
databili al 1473, per
volontà di papa Sisto IV e al 1696,
per opera del Barberini, come documenta una
lapide,
ben riconoscibile per la presenza delle api caratterizzanti
lo stemma di
questa casata, posta sulla porta che dalla
Sala delle Guardie immette sul
cortile della cisterna.
Per orientarsi nella visita all'interno del fortilizio è
importante
osservare la piantina collocata a destra dell'ingresso.
Uscendo dalla Rocca e scendendo per la Via Sant'Andrea,
si raggiunge,
attraverso una contrada dalla antica struttura,
la via che, percorsa per un
breve tratto,
conduce alla chiesa di Sant'Agostino.
Risalente al XIV
secolo, ha subito numerose trasformazioni;
di quella barocca restano i segni più
evidenti.
Qui nell'antichità furono custodite le ossa del Beato Gregorio,
uno
dei quattro beati nativi di Verucchio, beatificato dal papa
santarcangiolese
Ganganelli (1769),
molti secoli più tardi rispetto all'antichità
del culto
documentato sin dal 1387.
In fondo alla Via Sant'Agostino dal parapetto a fianco
della chiesa, uno
sguardo all'unità cromatica dei tetti
irregolari del medioevale Borgo Sant'Antonio.
A fianco della chiesa l'ex
Convento dei Padri di Sant'Agostino ospita il
Museo archeologico che accoglie parte dei numerosi
oggetti di rara e
raffinata foggia, rinvenuti a Verucchio
durante gli scavi degli anni '60-'70,
risalenti al IX-VI secolo a.C..
Qui trovano collocazione i preziosi reperti
della cultura
villanoviana/verucchiese: urne cinerarie biconiche raffinatamente
decorate, vasi dalla forma animale, gioielli in bronzo,
elmi e scudi sbalzati,
punte di lancia, asce, pugnali,
rarissimi oggetti di legno e monili in osso, in
ambra e in oro.
Risalendo la via Sant'Agostino, dopo aver superato
l'antica porta, troviamo
sulla destra la Pinacoteca.
Ritornati in Piazza Malatesta, salendo a destra per via
Roma verso la chiesa
Collegiata, si raggiunge la parte
più estesa del borgo medioevale. Proseguendo a
sinistra
della grande chiesa, per via Mura San Giorgio si arriva
alla Rocca
dei Passerello, la seconda fortezza di Verucchio,
che alcuni ritengono fosse
il luogo di residenza preferito
dai Malatesta rispetto all'altra Rocca che aveva
funzioni
più strettamente militari. Nel 1636 sui ruderi fu edificato
il
Convento delle Clarisse ora
Convento delle Benedettine.
Annessa è la
chiesa di Santa Chiara:
aperta al culto nel 1663, è di buona fattura
con
fregi e stucchi eleganti.
Scendendo poi sulla destra, passeggiando in mezzo
al verde a fianco delle
mura, ci riportiamo sulla strada
che si congiunge al piazzale della Chiesa
Collegiata.
La Chiesa parrocchiale della Collegiata, di stampo
neoclassico,
fu edificata nel 1874 dall'architetto verucchiese
A. Tondini. Sorge su un antico
convento di cui è conservata
parte della chiesa nella zona destinata a
sacrestia.
Ad essa si accede a metà della navata di sinistra.
Nel muro una
lapide del 1320 costituisce un importante
documento di epigrafia malatestiana.
Da notare, all'interno,
la varie tele e un crocefisso su tavola di scuola riminese del '300.
Uscendo dalle sacrestie e ritornando in Piazza Battaglini,
ci appare un'altra
chiesa: l'oratorio del Suffragio, eretto nel 1700.
Non è da tralasciare la visita dell'antico
Convento dei Frati minori,
fondati da San Francesco,
collocato sulla strada che scendendo dal colle porta,
girando a fianco del cimitero comunale,
alla frazione di Villa Verucchio.
San
Francesco vi avrebbe piantato nel cortile
l'antichissinio cipresso. Il
più antico documento
che cita questo monastero è il testamento di
Malatesta da
Verucchio del 1311.
All'interno della chiesa pregevoli dipinti
della scuola riminese del '300.
La
storia di Verucchio
I primi insediamenti umani risalgono alla prima età del ferro.
Infatti Verucchio fu dal IX al VI secolo a.C.,
il centro villanoviano più importante
della zona.
Il colle di Verucchio fu abitato anche in epoca romana,
com'è testimoniato
successivamente
dall'antica Pieve risalente al 994 d.C..
Ma è con il Medioevo che il paese assurge a nuovi
splendori legando il
proprio nome alla casata dei Malatesta,
che edificarono la Rocca ed elessero Verucchio a loro patria
di origine. Risale, infatti, al 1144 un documento
comprovante
l'esistenza di un "Castrum Veruculi" e, qualche anno più tardi,
appare il nome della famiglia Malatesta che non abbandonerà,
per più di tre
secoli, la storia di Verucchio.
Nel 1462 Verucchio passa sotto il dominio di Federico
da Montefeltro e nel
1500 passa a Cesare Borgia.
Dal 1503 al 1516 è sottoposto a Venezia.
Nel 1600 Verucchio fu classificata come "podesteria"
e fu sottoposta allo
Stato Pontificio sotto il quale rimase,
salvo un breve interregno della
Repubblica Cispadana e
dell'Austria, fino al 1860, quando divenne
parte del
Regno unito d'Italia.