La Rocca dei Conti Guidi.
Per la sua peculiare posizione strategica,
Dovadola ha dato origine a ben 11 fortificazioni
ma di 8 restano solo poche
tracce o solo la memoria.
In buono stato di conservazione è comunque
la Rocca
dei Conti Guidi, risalente al XII secolo
e probabilmente costruita sugli
avamposti longobardi.
Ridotto ormai a ruderi invece Castelruggero,
a 3
chilometri dall'abitato.
Opera dei Guidi anche la torre che sovrasta piazza
(i
cui portici recano antichi stemmi)
e paese e che fu eretta ai primi del XIII
secolo.
Santuario di Monte Paolo.
Sorge a sette chilometri dal paese,
in cima
ad un colle circondato da un folto bosco.
Vi sostò in meditazione Sant'Antonio
da Padova,
cui è dedicato.
Alle falde del monte da ricordare
la Torre Colombaia
(XII secolo).
Parrocchiale di Sant'Andrea.
Risale all'XI secolo e fu costruita nel
punto in cui sorgeva un'abbazia fondata
dai cluniacensi. Subito accanto c'è
Villa Tassinari Blanc, che si segnala
per il pregevole parco ed una lapide
garibaldina.
Palazzo Montaguto.
È a due ore di cammino dal paese, su un'erta.
Nel
caseggiato trovò rifugio, nell'estate del 1849,
Giuseppe Garibaldi in fuga dopo
la caduta
della Repubblica Romana.
La
storia di Dovadola
Due guadi entro cui il paese è iscritto (alla latina «duo vadora»)
hanno dato
il nome a una località che ancor prima dei Romani
era di sicuro abitata dai Celti.
Tracce della colonizzazione gallica sono tornate alla luce
grazie al
ritrovamento di un sepolcreto di guerrieri.
I rinvenimento di tombe romane e di
monete battute
in epoca imperiale sono poi buoni testimoni
dei successivi
insediamenti.
Il «castrum», ovvero l'embrione del paese,
sarebbe stato tuttavia costruito
dai
Longobardi a cavallo del VII e dell'VIII secolo dopo Cristo.
Ai primi del XII secolo la cittadella appartenne
agli arcivescovi di Ravenna.
Passò poi ai conti
Guidi di Modigliana intorno alla fine del 1100,
quindi agli Ordelaffi (1334) e di nuovo ai
Guidi che esercitarono la signoria fino al 1405,
quando subentrano i Fiorentini.
Nel 1467 da queste parti spuntò perfino
Bartolomeo Colleoni
che con le sue
truppe di ventura espugnò
la rocca e la dette alle fiamme.
Dopo una brevissima dominazione veneziana,
Dovadola tornò in possesso di
Firenze e fino
al 1928 fece parte geograficamente di quella provincia.